Un piano Marshall per il centrosinistra Veltroniano

Un centrosinistra credibile non potrà che fare del bene al funzionamento del sistema. Per quanto mi auguri che il centrodestra possa molto a lungo governare, non credo, però, che potrà rimanere tonico senza il pungolo di una forte concorrenza. Rimane da stabilire quale delle due anime del Pd convenga al Paese. Veltroni non è un leader riconoscibile. Dimostra, piuttosto, la consistenza politica (politica, non umana) di una piacevolissima brezzolina primaverile. Ma, proprio per questa sua “gentilezza”, è più difficile che attorno a lui venga a mancare l'aria necessaria alla formazione di una, per il momento inesistente, classe dirigente. L'altro PD, quello cresciuto dietro i gracchianti megafoni dei settanta, quello selezionato dalla vita sulla base della capacità di assorbire e restituire ideologia e di imparare a memoria i regolamenti parlamentari, quello ormai imbolsito da un imborghesimento che non riesce più a dissimulare, non sarebbe in grado di attirare a sè forze fresche e credibili e finirebbe con il rivolgersi agli ex compagni di viaggio alla propria sinistra, riproponendo l’improponibile e rischiando di ricacciare il Paese nel baratro da cui è appena uscito e nel quale si era, nonostante le poco rassicuranti evidenze, volontariamente cacciato. Per evitare questo infausto scenario, il centrodestra dovrebbe progettare una sorta di piano Marshall a favore del centrosinistra Veltroniano, legittimandone il più possibile gli esponenti, con una costante ricerca di dialogo e di iniziative comuni (dove sostenibile), a spese dei dannosi ed arcaici concorrenti di partito. Al Cav. non mancherebbero sicuramente la fantasia e l’energia per dare concretezza a questa cosa. E poi, cosa non trascurabile, passerebbe alla storia come l’unico uomo ad avere mai ristrutturato l’intero arco costituzionale di una moderna democrazia parlamentare.